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...Salvino Campos, giovane e raffinato artista conterraneo
di Niemeyer, conosce i limiti comunicativi del medium espressivo
utilizzato, al quale non può che sfuggire, sia la “percezione temporalizzata”, che l’impronta umana impressa nell’architettura; ma
accetta la sfida.
Anzitutto egli esplora invenzioni linguistiche che gli consentono di
scomporre il linguaggio post-razionalista, libertario, lirico, del
grande architetto per decifrarne il DNA. In particolare egli,
affascinato dal movimento plastico-narrativo delle opere, scatta delle
sequenze di immagini da punti di vista leggermente spostati che ne
“de-costruiscono” la dinamica in modo, per così dire “stroboscopico”,
come nei casi del Centro Residenziale Copan (San Paolo, ’51), l’Edificio
Niemeyer (Belo Horizonte, ’53), il Teatro Popular e l’Hidroviaria de
Charitas (entrambi a Niteroi, Rio Janeiro, 2002). Questo gli consente di
creare forme fractae, slittate, che moltiplicano la vitalità degli spazi
antiscatolari e dell’andamento concavo-convesso prevalenti nelle sue
opere. Tali forme, sebbene derivate da queste ultime, assumono
configurazioni inedite, complesse, sorprendenti, divenendo creazioni
originali.
Inoltre, l’occhio “de-costruttivista” di Campos assume spesso una
valenza critica, antitetica a quella che solitamente emerge nella
lettura dell’opera di Niemeyer... |